Luis Sepúlveda, un magnífico soñador.

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Già quella del ricovero all’ospedale universitario di Oviedo, agli inizi di febbraio, era stata una notizia molto triste, ma quella di oggi, giovedì 16 aprile 2020, è orribile. 

Non ci abitueremo mai alla morte, anche se proprio lui diceva che fa parte della vita stessa e che sarebbe stato insopportabile essere immortali. Ma ne stiamo vedendo tanta, troppa, e siamo davvero stanchi. Vita non ancora vissuta, che ci viene rubata. Usciamo di casa coperti, con una maschera. Un’altra. Dobbiamo stare distanti un metro. Come se già non fossimo tante isole, da un po’. Questo tempo che viviamo ci costringe a specchiarci in un riflesso che non riconosciamo e che non avremmo mai voluto vedere. Non possiamo nemmeno fuggire ora. Diventa sempre più difficile anche solo distrarsi. È certo che, prima o poi, ne usciremo. Oggi però è l’ennesimo giorno triste. 

Ho riaperto un libro comprato più di dieci anni fa, Il vecchio che leggeva romanzi d’amore, sul risguardo, una scritta a mano: para Elsa, cordialmente, Luis Sepúlveda. Avevo appena ascoltato una sua lezione per noi, studenti di traduzione editoriale dell’Università di Pisa. In quegli anni avevo l’enorme privilegio di studiare con Ilide Carmignani, traduttrice italiana di tutti i suoi libri e sua grande amica. Quel giorno, senza nemmeno esserne così consapevole, ho avuto l’occasione di fermare per sempre l’istante in cui la mia vita ha incrociato la sua. Poi, un anno fa, al Salone Internazionale del Libro di Torino, l’ho ascoltato di nuovo, dal vivo, durante un’intervista sulla letteratura latino americana.

Scrittore, giornalista, sceneggiatore e persona gentile. Una vita fin da piccolo avventurosa e passionale. Impegnato sempre in battaglie politiche e questioni civili, in Cile e nel mondo. Ha scritto tanto e viaggiato ancora di più.

Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, è stato per me, e per tanti della mia età, il suo primo libro. Questa storia, che divenne anche un film di animazione in cui possiamo sentire la voce di Sepúlveda in italiano nel doppiaggio del poeta, è davvero un inno all’amore e alla comprensione di chi apparentemente sembra diverso da noi. 

I suoi libri sono storie di lacrime e risate, di tragedie e speranze, sono racconti di vita vera e realtà resa poesia. Parole ancora più preziose adesso, perché non ne scriverà più.

«Era amor puro, sin posesión ni celos; nadie consigue atar a un trueno, nadie consigue apropiarse de los cielos del otro en el momento del abandono».

«Muchas veces escuchó decir que con los años llega la sabiduría y él esperó, confiando en que tal sabiduría le entregara lo que más deseaba: ser capaz de guiar el rumbo de los recuerdos y no caer en las trampas que éstos tendían a menudo».

Un viejo que leía novelas de amor – 1989

«Sentimos que también nos quieres, que somos tus amigos, tu familia, y es bueno que sepas que contigo aprendimos algo que nos llena de orgullo: aprendimos a apreciar, respetar y querer a un ser diferente. Es muy fácil aceptar y querer a los que son iguales a nosotros, pero hacerlo con alguien diferente es muy difícil y tú nos ayudaste a conseguirlo».

Historia de una gaviota y el gato que le enseñó a volar – 1996

«Viaggiando in lungo e in largo per il mondo ho incontrato magnifici sognatori, uomini e donne che credono con testardaggine nei sogni. Li mantengono, li coltivano, li condividono, li moltiplicano. Io umilmente, a modo mio, ho fatto lo stesso».

Il potere dei sogni – 2004

Oggi è un giorno triste… viene voglia di continuare a leggere parole come queste in cerca di riparo, di camminare verso El Idilio, la capanna di Antonio José Bolívar Proaño, Il vecchio di Luis Sepúlveda, «e verso i suoi romanzi, che parlavano d’amore con parole così belle che a volte gli facevano dimenticare la barbarie umana».