Arezzo. «La vida es bella»… y su ciudad también

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Fai: quando la tutela della bellezza è … un imperativo!

Valorizzare il patrimonio storico e culturale semplicemente conoscendolo. Da questo principio si muove l’attività che svolge il Fai, il Fondo ambiente italiano. Un’organizzazione che ha per statuto la volontà di diffondere la bellezza dell’Italia, non quella dei monumenti più conosciuti, ma i luoghi dimenticati o non valorizzati abbastanza. Eserciti di volontari, studiosi o appassionati di storia locale e di arte, si prodigano per diffondere quel sapere e far scoprire luoghi che appartengono all’immenso patrimonio artistico e paesaggistico italiano. Tutto questo si traduce in delle azioni che sono alcune iniziative speciali organizzate durante l’anno. C’è la mappatura dei luoghi del Cuore. Una votazione in cui sono i cittadini a indicare quali sono i loro posti dell’anima e poi ci sono le visite guidate e le aperture speciali di luoghi non sempre facili da ammirare. Quest’anno non si sono svolte le giornate Fai di primavera a causa dell’emergenza sanitaria in corso, però è stata raddoppiata la data degli appuntamenti autunnali, privilegiando i luoghi all’aperto. Noi di Come in Italia abbiamo scelto di aderire ad alcune di queste visite. Ci siamo uniti agli amanti della bellezza e vi raccontiamo la nostra esperienza.

Arezzo. Il tour cittadino pensato dalla sezione locale del Fai, si chiama: “Alla scoperta degli aretini più illustri attraverso ritratti. Monumenti e ricordi nel centro di Arezzo”. 

Perché soffermarsi sugli uomini illustri di una città? La visita guidata suggerisce un esperimento che si potrebbe fare in ogni paese, grande o piccolo che sia. Basterebbe interrogarsi sui nomi delle vie, sui monumenti che si trovano agli incroci e nelle piazze per avere un quadro differente di un luogo e spesso conoscere illustri antenati degli attuali abitanti. Nomi a volte non riportati nei libri di storia ma che hanno contribuito all’importanza del posto in cui sono vissuti oppure che con la loro piccola storia hanno alimentato il corso dei grandi avvenimenti.

Ci troviamo in una delle città toscane forse più bistrattate. Non è Siena, anche se in molti scorci le somiglia, non è Firenze la culla del Rinascimento e non ha la Torre pendente di Pisa. È lontana dal mare e le sue colline non sono patrimonio dell’Unesco. È Toscana ma guarda all’Umbria un po’ come l’accento dei suoi abitanti. 

Cominciamo il tour dal palazzo della Provincia che custodisce il cuore orgoglioso di Arezzo: un affresco nella sala del consiglio di Adolfo De Carolis che rappresenta i Grandi Aretini. Personaggi illustri che hanno portato nel mondo il nome della città. Una parata di celebrità disposte in ordine cronologico, dall’impero romano fino al ‘900. 

Chi sono?

Il primo è Mecenate, il protettore degli artisti sotto Augusto, accanto c’è Guido Monaco, colui che ha permesso di scrivere la musica e poi il condottiero Guglielmo degli Ubertini, il pittore Margaritone d’Arezzo (in cui il De Carolis si è rappresentato con un autoritratto), il frate poeta Fra Guittone d’Arezzo. Santa Margherita da Cortona che trova la strada della fede dopo alcune tragedie familiari, il poeta e scrittore Francesco Petrarca, precursore dell’Umanesimo. Il pittore Spinello e poi Masaccio da San Giovanni Valdarno che seguì gli insegnamenti di Giotto per un’arte più viva. Ci sono il politico e scrittore Leonardo Bruni e l’umanista Poggio Bracciolini, Piero della Francesca da Borgo Sansepolcro, colui che ha unito l’arte e la matematica per teorizzare e dipingere la prospettiva. Cristoforo Landini, umanista di Pratovecchio, lo scultore Mino da Fiesole e Luca Signorelli, pittore cortonese, posto accanto a Michelangelo, il quale è rappresentato isolato dal resto del gruppo con dietro una delle sue opere appena scolpite. Michelangelo interrompe, divide in due la carrellata di personaggi aretini quasi a voler prendere la scena del lettore/visitatore.

Dopo di lui troviamo lo scultore Andrea Sansovino, il cardinale Bernardo Dovizi di Bibbiena, Giorgio Vasari pittore, architetto e storico dell’arte che ha ricostruito le vite di molti artisti suoi contemporanei e passati. Tra i celebri aretini c’è anche un papa, Giulio III di Monte San Savino, accanto è rappresentato Pietro Aretino un poeta irriverente tanto che di lui si ricorda una curiosa epigrafe. «Qui giace l’Aretin, poeta Tosco, che d’ognun disse mal, fuorché di Cristo, scusandosi col dir: «Non lo conosco”!». E poi ancora: l’umanista Benedetto Varchi, Andrea Cesalpino, medico e filosofo, il pittore Pietro Berrettini di Cortona, Alessandro dal Borro, uomo d’armi di Loro Ciuffenna. Il medico Francesco Redi, Bernardo Tanucci, statista di Stia, il matematico e intellettuale Vittorio Fossombroni, ultimo Pietro Benvenuti, pittore neoclassicista di Arezzo. 

Perché ricordarli?

Perché la città ospita vie, piazze e monumenti dedicati a questi personaggi del passato che con la loro arte, politica, i loro studi o la loro vita in parte hanno consentito a noi di essere qui oggi. L’affresco è un riassunto di quasi duemila anni e offre molti spunti di riflessione. Il primo è ricercare questi nomi nella città di Arezzo. Basta attraversare la piazza da cui è cominciata la nostra visita per trovarsi a tu per tu con il dipinto che raffigura Pietro Aretino nel palazzo comunale, oppure salire i gradini ed entrare nella cattedrale per vedere il monumento funebre dedicato allo scienziato Francesco Redi. Andando verso il centro ci si imbatte nell’enorme monumento dedicato a Petrarca, un’ode all’Italia, parafrasi in pietra del Canzoniere. Scendendo seguendo l’antico campanile della Pieve, si trovano le logge vasariane e l’omaggio al grande storico dell’arte. Di fronte alla basilica di San Francesco c’è la scultura dedicata a Vittorio Fossombroni mentre verso la stazione troviamo Guido Monaco contornato da fiori e spartiti musicali. 

Ogni tappa è la scoperta di un angolo della città e di un personaggio raccontato da alcuni ragazzi del liceo classico diventati “Ciceroni” per un giorno. Concludiamo la visita con una passeggiata tra i negozi del corso e un panino con la porchetta accompagnato da un bicchiere di vino rosso nella piazza Grande. Un luogo più che bello… da Oscar! Qui e in altri luoghi simbolo di Arezzo è stato girato il film di Roberto Benigni “La vita è bella”. Pellicola che nel 1997 si è aggiudicato ben tre premi Oscar: miglior film straniero, miglior attore protagonista (Roberto Benigni) e migliore colonna sonora (Nicola Piovani). Torniamo a casa con la consapevolezza che Arezzo meriti una visita più approfondita ma con l’appagamento che solo la scoperta di cose nuove regala.