Ferzan Özpetek, el Almodóvar italiano estrena su última obra maestra, La Dea Fortuna.

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Ferzan Özpetek y Pedro Almodóvar tienen la misma capacidad de contar un mundo “diferente” hecho de sonidos, personajes, imágenes y rasgos distintivos de una vida que todo el mundo puede reconocer como real pero que al mismo tiempo aparece extraordinaria, en el sentido más profundo de la palabra. Fuera del orden, fuera del común. Situaciones y personajes muchas veces sorprendentes, hasta el límite de la locura pero también extremadamente reales y presentes en la vida de todos nosotros sobre todo si la clave de lectura es el amor. Aunque diferentes en género, estilo narrativo y lenguaje, Ferzan Özpetek y Pedro Almodóvar han contado y siguen contando, sin moralismos y prejuicios, un mundo en el que los sentimientos no tienen identidad sexual y el amor no hace ningún tipo de discriminación.

El 19 de diciembre de 2019 Özpetek estrenó su nueva película, La Dea Fortuna, Come in Italia fue a verla.

È ispirato a una storia vera il nuovo, bellissimo, film di Ferzan Özpetek. Una storia vera vissuta da vicino dallo stesso regista e questo si vede, o forse è più giusto dire, si sente.

Un film d’amore nel senso più assoluto e profondo del termine, senza ovvietà e sentimentalismi (troppo) ruffiani, che tocca la vita di tutti in maniera trasversale.

Arturo (Stefano Accorsi), traduttore, intellettuale, mancato professore universitario, e Alessandro (Edoardo Leo), idraulico “ruspante” (come viene definito nel corso della storia), stanno insieme da 15 anni e come spesso succede dopo tanto tempo di vita a due il sesso, la passione, il romanticismo scricchiolano, ma anche loro, come tante coppie, sembrano scegliere la strada apparentemente più facile e continuano a stare insieme nonostante turbamenti, gelosie e perfino tradimenti. Nella loro vita irrompono due bambini, figli di Annamaria, un’amica carissima arrivata a Roma, dalla vicina Palestrina, per accertamenti medici. Arturo e Alessandro dovranno occuparsi di loro mentre la mamma è ricoverata in ospedale.

Dopo i primi dieci minuti di film si ha la sensazione che la trama sia già chiara e il timore è quello di aver capito tutto, decisamente troppo presto. Ma la sensibilità e la capacità narrativa di un regista come Özpetek costituiscono una garanzia e non può essere tutto così… ovvio. In effetti, non lo è. Il film è straordinario. La storia prosegue, seppur con qualche colpo di scena, più o meno come si era immaginata all’inizio, ciò che non si può prevedere però, e che costituisce la firma del regista italo-turco, è il succedersi di emozioni reali che attraversano schermo, personaggi e pubblico scandite dal trucco magico della Dea Fortuna, l’enigmatica statua situata nel santuario di Palestrina, il segreto che i bambini condividono con la mamma e che diventerà la chiave per riuscire a sentire ancora, amare come e più di prima.

Come fai a tenere per sempre con te qualcuno a cui vuoi molto bene? Devi guardarlo fisso, prendi la sua immagine, chiudi di scatto gli occhi, li tieni ben chiusi. E lui ti scende fino al cuore e da quel momento quella persona sarà per sempre con te.

Questo pizzico di follia e irrazionalità che serve per avere fede nella Dea Fortuna e nel suo trucco magico è lo stesso che serve per credere senza freni all’amore, unico, vero, profondo e… per sempre. Un amore che a volte sembra finire, come ascoltiamo in Veinte años nella versione di Isaac & Nora (Fui la ilusión de tu vida / un día lejano ya / hoy represento el pasado /no me puedo conformar), ma che è anche capace di ritornare più forte di prima come canta Mina nella bellissima Luna Diamante:

C’è una luna turchese e diamante stanotte

che può spezzarmi il cuore

tu con le tue mani

io con i miei occhi

con la mia bocca

tornando a casa

aiutiamoci a ricominciare.

Alla fine del film quello che rimane è la voglia di vivere con poesia, di affermare con orgoglio che è l’amore a creare una famiglia e non la biologia. Vorremmo essere tutti Arturo e Alessandro nel momento in cui ristabiliscono l’ordine delle cose guidati dall’amore nella lussuosa ma decaduta dimora siciliana della nonna dei bambini. Fanno apparire miserabili tutti quegli schemi e quelle false verità sul concetto di famiglia ed è davvero un finale potente e magico quello che da lì a poco ci regala il film.

La necessità che sentiamo uscendo dalla sala è quella di guardare chi amiamo per fissare la sua immagine e fare in modo che resti per sempre con noi.